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L'Ordine

I CERTOSINI
Brevi cenni sull'ordine certosino



L'ordine religioso dei certosini venne fondato nel 1084 da San Bruno, il quale, insieme ad alcuni compagni, si stabilì nel "deserto" della Grande-Chartreuse, a nord di Grenoble.
San Bruno è stato per i certosini un modello vivente, ma non ha redatto alcuna Regola Monastica.

Solo verso il 1127 il Reverendo Padre, quinto priore della Grande Chartreuse, Guigo, consegnò per iscritto le "Consuetudines", cioè le Costumanze della Gran Certosa;
questo fu il primo testo della regola certosina.
L'ordine religioso si divide in chierici e laici. Tra i primi troviamo i monaci "cellicolae", che risiedono nelle celle del monastero.
Essi si dedicano alla vita contemplativa, che si svolge per la maggior parte in forma solitaria nelle singole celle, separate le une dalle altre, perché la preghiera e la meditazione non possano essere disturbate.
I laici sono i conversi "barbati". Si dedicano soprattutto alla vita attiva, sia all'interno del monastero (sarti, calzolai, cuochi, e così via), sia all'esterno (agricoltura, allevamento, ecc. ).
Anch'essi, comunque, si dedicano alla vita contemplativa. Nel monastero i monaci si dedicano, in determinati periodi, ad altre opere non contrarie alla vita contemplativa, come scrivere, miniare, rilegare e correggere i libri dell'ufficio divino.
La consistenza della comunità certosina è programmaticamente bassa. Le Consuetudini ne avevano fissato il numero a non più di 13 monaci e 16 conversi.
A capo di ogni Certosa c'è il Priore, vero prelato del suo monastero secondo il Diritto Canonico. Egli è coadiuvato da ufficiali che egli stesso nomina e sono:
- Padre Vicario - Padre Procuratore - Padre Sacrista - Padre Maestro.
Dunque sotto la sua autorità è posta tutta la popolazione monastica. A lui è deputata la gestione patrimoniale della certosa, soprattutto per il tramite del Padre Procuratore, il quale, delegato del monastero, stipula contratti, alle volte coadiuvato dal frate Conrerius, cioè il monaco posto a capo della abitazione dei conversi (abitazione chiamata "correria").
Questi ultimi, pur essendo laici, non appaiono in posizione subalterna, anzi sono equiparati ai monaci nello svolgimento di funzioni economiche ed amministrative.


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